Descrizione
STORIA DI TIGNALE
Tignale è un piccolo comune situato su un altopiano a sbalzo sul Lago di Garda.
I primi insediamenti si pensa risalgano al Neolitico, venne abitato dai Cenomani, anche se le prime vere testimonianze si hanno a partire dall’Alto Medioevo.
Queste testimonianze si possono ammirare nella Chiesa di San Pietro in Gardola, dove si possono trovare delle tombe Longobarde con i resti di sei bambini.
Le stesse frazioni offrono un esempio del lungo passato del paese, come ad esempio Castello una piccola contrada della frazione di Gardola dove si possono trovare le tracce di quella che una volta era una fortificazione.
Altra testimonianza del periodo è il Santuario di Montecastello, anticamente era luogo di guardia costruito sui ruderi si un antico tempio, divenne Santuario dopo l’apparizione miracolosa di una stella.
Il periodo longobardo durò dal VI secolo fino a circa il 1200 quando, per un breve periodo, la dominazione della zona passò: prima ai Visconti poi al Vescovo di Trento.
Dagli statuti comunali del periodo si nota che Tignale ha sempre avuto una certa autonomia rispetto ai comuni limitrofi soprattutto a causa della posizione isolata e della mancanza di vie di comunicazione.
Questa indipendenza si nota soprattutto durante la dominazione veneta tra il 1334 e il 1797 periodo in cui i tignalesi erano parte della Riviera di Salò una divisione amministrativa della Repubblica di Venezia, essa assunse il titolo di Magnifica Patria.
In questo periodo, più precisamente a cavallo tra il ‘500 e il ‘600, compì le sue peripezie il bandito Zan Zanù; figura quasi leggendaria che sconvolse la tranquilla vita degli alto-gardesani.
Nato a Gargnano Giovanni Beatrice e la sua banda commisero in tutto l’Alto Garda furti e omicidi ai danni dei mercanti e dei borghesi della zona.
Sfuggì diverse volte alle autorità venete e ai sicari assoldati dai mercanti ma, durante un tentativo di rapina a Tignale, venne scoperto e inseguito da un gruppo di tignalesi per i monti del comune dove fu ucciso dopo una sanguinosa battaglia.
Questo fatto viene celebrato da un ex-voto conservato ancora oggi nel Santuario della Madonna di Montecastello, esso ripercorre tutti i fatti avvenuti durante la battaglia.
Nel 1797 col Trattato di Campoformio terminò la dominazione veneta per passare a quella francese fino all'Unità d'Italia.
Tra '700 e '900 si sviluppò, come nel resto della riviera, la coltivazione dei limoni e degli agrumi in generale, chiaro esempio di questo periodo d'oro è la Limonaia del Prà de la Fam, costruita nella seconda metà del '700 dalla famiglia Parisini, è una delle limonaie più grandi del Garda.
tutt'ora attiva e visitabile, costituiva al tempo un enorme guadagno per i contadini che esportavano i limoni nei paesi del Nord (Germania, Polonia, Scandinavia. Questa situazione era coadiuvata dal fatto che Tignale e i comuni affacciati sul Garda in generale, godono del microclima Mediterraneo del lago che consente la coltivazione degli agrumi e degli olivi.
Altro punto a favore era il fatto l'Italia non unita, ciò permetteva di competere come prevvo con gli agrumi del meridione che dovevano pagare molti dazi per il trasporto.
con l'Unità d'Italia questi dazi vennero soppressi e, insieme ad un epidemia di gommosi che colpì le limonaie, fece scomparire mano a mano questa tradizione.
Durante la prima guerra mondiale fu, come la maggior parte della sua storia, terra di confine con gli austro-ungarici anche se, nonostante il gran numero di tricee e casematte presenti nei territori di Montecastello e Cima Piemp, non fu mai teatro di scontri o battaglie degni di nota,
Fino alla prima metà del XX secolo l'economia e la sussistenza dei tignalesi era basata sull'agricoltura e sull'allevamento data la mancanza di una strada che collegava il paese con la riviera.
Questa situazione cominciò a cambiare con la costruzione negli anni trenta della Gardesana Occidentale soprannominata "Il Meandro" da Gabriele D'Annunzio, ciò permise, insieme anche alla strada che collega il centro abitato con la Gardesana (chiamata Il Tronco dagli abitanti), allo sviluppo su base turistica di Tignale.
A partire dagli anni '60-'70 il comune vide crescere in maniera esponenziale la sua industria tursistica, che è tutt'oggi la maggiore fonte di lavoro degli abitanti.
Fonti: La Chiesa Longobarda di San Pietro
Wikipedia: La Riviera di Salò
ITALPEDIA: Comune di Tignale/Storia
www.santuariomontecastello,it
STATUTI DI TIGNALE
Tignale nei suoi archivi può vantare uno dei più antichi Statuti Comunali del lago, la sua trascrizione risale al 1467
Esso è composto da 98 leggi che regolano la convivenza tra i cittadini e l'amministrazione della giustizia, questi statuti ci tramandano un grande senso civico presente già a quei tempi, che ha permesso alla comunità di ottenere un certo grado di autonomia rispetto agli altri comuni dell'alto gardesano, che dovevano sottostare alle leggi feudali prima e alla repubbliva veneziana poi.
Questi statuti ebbero effetto per trecento anni cioè fino al passaggio dalla Serenissima all'Impero Napoleonico.
I tignalesi maschi maggiori di anni 14 vennero riuniti nella piazza di Gardola dall'araldo Antonio Benvenuti di Olzano, dove ascoltarono l' esposizione dei 98 statuti trascritti da Giacomo figlio di Pietro di Condino ed esposti dal notaio Domenico Tonoli.
Alla fine della lettura il Vicario domandò ai presenti se la legge piacesse loro, i quali la approvarono all'unaminità.
Nel manoscritto erano specificate i vari temi di convivenza e comportamento da seguire, tra tutti spicca uno statuto che obbliga la comunità, in particolare amici parenti e vicini, a prendersi cura delle vedove e dei "pupilli" di esse, delle famiglie colpite da malattia o disgrazie, questa parte da molto merito al popolo del comune, essendo stata trovata solo in rari casi in altri statuti del tempo.
Il Comune, al tempo, era composto in otto frazioni chiamate regole, ville o vicinie (anche questi tre vocaboli avevano significati contrastanti tra loro) sei ancora abitate: Gardola, Haro (Aer), Prabione, Oldesio, Ploero (Piovere), e Olzano; invece Porto e Bosco sono "disabitate" Campione invece è ora parte di Tremosine.
Ogni regola doveva sottostare alle dirittive dello statuto, anche se, certi leggi, venivano imposte in base alla frazione; era vietato possedere "animali che brucano" poichè potevano rovinare il prezioso fieno, venivano dati premi in denaro a chi uccideva bestie feroci come lupi o orsi (al tempo presenti sul territorio) che cacciavano gli animali "buoni da mangiare", e in caso che essi fossero ancora commestibili i concittadini del malcapitato erano obbligati a comprarne un pezzo per riparare al danno fatto.
Vista la vicinanza con Valvestino (confine col feudo del Tirolo) molti esiliati e criminali venivano a trovar rifugio a Tignale; ma veniva punito chiunque gli aiutasse con pene pecuniarie.
Se invece uno straniero voleva unirsi alla comunità l'imposta da pagare era molto salata.
Gli statuti regolavano anche i periodi e se si poteva o meno effettuare i vari lavori di campagna come: fare il fieno (luglio-agosto), tagliare la legna (in base alle decisione degli amministratori) tralciare le viti (al tempo era molto coltivata assieme all'olivo) e la sospensione di qulsiasi attività la domenica e nei giorni festivi.
Esiste anche una parte che elenca le varie sanzioni come a chi vende il vino con bottiglie non tarate, a chi bestemmia o insulta (menziona adirittura il tipo di multa in base al tipo di insulto come cacasangue), a chi percuote il rivale con un bastone o con una pietra, a chi ruba il fieno i tralci di vite ecc. le sanzione venivato divise anche in base all'età.
Questo sta a significare che la convivenza tra i tignalesi non era sempre pacifica e a volte si verificafa qualche fatto criminale, in cui, si riscontra l'unico caso di dipendeza da parte della Riviera di Salò.
Questi statuti vennero sicuramente fondati sulla pacifica convivenza e sull'aiuto reciproco tra concitatdini, basti pensare alla legge che riportava che ogni cittadino maschio tra i 14 e i 65 anni doveva occparsi delle riparazioni delle strade, oppure al suono della campane o al grido "eu foras"
ogni cittadino maschio o femmina maggiore di anni 14 dovesse prestar socccorso.
Il libro che racconta e riporta gli statuti può essere trovato nella biblioteca civica del comune
"Statuti di Tignale" a cura di Antonio Masetti Zannini, prefazione di Gabriella Motta Masussi
Edizioni Grafo Brescia aprile 1989 ISBN 88-7385-013-3
IL TERRITORIO
Anche se i suoi confini lambiscono le rive del Garda, il centro abitato si raggiunge risalendo da Gargnano attraverso le prime gallerie del “Meandro”.
La prima delle sei frazioni che si incontra risalendo la strada (chiamata Tronco dagli abitanti) è Piovere.
Osservando Piovere dal lago sembra adagiata su di una ripida rupe, con all’apice la chiesetta di San Marco, anche se, una volta visitato il paesino, si scopre che esso si sviluppa tra gli olivi godendo di punti panoramici come la sopracitata Chiesa di San Marco.
Passata questa frazione si giunge poi a Oldesio, immerso nel verde degli ulivi, da cui si ricava un olio biologico extravergine, composto da stretti vicoli e tipici dei centri altogardesani.
Da qua ci sono due modi per raggiungere Gardola (sede comunale): continuando per la strada asfaltata, con cui si giunge anche al tornante del “Fil” punto con vista mozzafiato sul Garda, oppure attraversando Oldesio percorrendo la “Via Vécia” antica via di comunicazione tra le due frazioni.
Appena giunti a Gardola, risalendo dalla strada asfaltata, la prima cosa che s’incontra è La chiesa longobarda di San Pietro, diventata museo dopo i recenti scavi archeologici.
Se si sale invece dalla “Via Vécia” s’incontra invece la Parrocchia di Santa Maria Assunta, risalente al 1200 circa.
Si raggiunge poi il centro storico con la sede comunale e tutti i vari servizi e negozi.
Da notare le chiari origini medievali della frazione, riscontrabili nella contrada di Castello chiamata così perché uno volta vi si trovava una fortificazione da cui si è sviluppato il paese.
Appena sopra Gardola si trova Olzano, con la sua piccola piazzetta e la chiesa di San Lorenzo; da qua partono i vari sentieri per visitare il selvaggio entroterra di cui parleremo dopo.
Ai “lati” dell’altopiano si trovano invece Aer (posto sopra Piovere) e Prabione (procedendo verso Tremosine)
La prima si raggiunge attraversando Gardola, percorrendo la strada così detta Panoramica, adagiato su di una collinetta (detta Dos de Aer) in mezzo ai prati, utilizzati per la produzione di fieno per le bestie, sembra di trovare indietro nel tempo e di sentire ancora tra i vicoli il rumore dei carretti sui ciottoli.
Prabione dista circa due chilometri dal centro Gardola, ci si arriva prendendo la strada per Tremosine passando sotto il Santuario di Montecastello.
Di natura contadina, qui si trova l’antico alambicco Bettanini che produce la grappa denominata da D’Annunzio la Rugiada delle Alpi.
Tutte le frazioni si sviluppano su un altopiano formatosi dalla conseguente erosione da parte del ghiacciaio che formò il Lago di Garda.
L’aerea urbana, se così si può chiamare, è solo una piccola parte dell’immenso entroterra, il territorio ha infatti una grande varietà che cominciando dalla riva del lago, con la Limonaia del Prà e il Porto di Tignale (60 m.s.l.m.) dove si coltivano i limoni e un tempo i pescatori vi trovavano rifugio.
Risalendo la coltura prendominante è l’olivo e la flora è composta da lecci e allora tipici della macchia mediterranea.
Le frazioni si trovano tutte tra i 500 e i 600 m di altitudine, ma si possono raggiungere i 1600 m girovagando nell’entroterra.
Qua il bosco ceduo, composto soprattutto da carpini neri, faggi, castagni ecc. si alterna alla pineta artificiale delle Coste.
Le Coste (piccole cime che raggiungono i 1000m) nel secolo scorso erano prive di vegetazione, vennero poi pianta una pineta per preparare il terreno al bosco ceduo.
Oggi, purtroppo, i vari incendi hanno aperto notevoli cicatrici nella pineta.
Questi boschi sono raggiungibili attraverso vari sentieri e una strada asfaltata, che conduce al Rifugio degli Alpini di Cima Piemp (1100 m).
Camminando per gli antichi sentieri si passa dall’azzurro del lago ad un paesaggio tipicamente alpino tra le cime del Denervo, la Val d’Era, Bocca Paolone (che conduce a Costa di Gargnano).
Nella parte verso Tremosine si apre la Val Tignalga percorsa da torrente San Michele, essa conduce, attraverso due sentieri, al paese fabbrica di Campione (una volta tignalese, ora in comune di Tremosine).
La fauna locale è quella tipica alpina e prealpina; composta da ungulati come cervi e caprioli.
Sempre nell’ordine dei mammiferi possiamo trovare: tassi, volpi, mufloni e stambecchi (nell’entroterra ad altitudini elevate), cinghiali, martore ecc.
Fino al 700 era presente il lupo, l’orso è stato reinserito nel vicino trentino e ogni tanto fa capolino in queste zone.
Nel sottobosco si possono trovare anche varie specie di serpenti come la vipera comune detta “liperù” in dialetto (unica specie velenosa), il biacco, la lucertola comune e in rari casi il geco.
Tipica di queste zone è anche la salamandra pezzata, essa è osservabile nel fondovalle e nei luoghi umidi del bosco.
Tra i volatili si possono osservare specie come: pettirosso (biset), lo stornello, la rondine ecc.
Nella zona bagnata dal Garda si trovano specie come cigni, germani reali, gabbiani ecc.
La varietà del territorio tignalese, lo rende il luogo ideale per escursionisti, ciclisti e le persone che vogliono "staccare dalla frenesia della città.
Insediamenti eremitici a Tignale
Sia nel passato che attualmente, Tignale è sempre stato meta di pellegrinaggio religioso, grazie soprattutto alla sua posizione “isolata” e ad uno dei luoghi più suggestivi del Garda.
Stiamo parlando del Santuario di Montecastello, che oltre al tempio contiene anche un eremo intitolato al Cardinale Martini di Milano, dove sacerdoti e non si recano ad eseguire degli esercizi spirituali.
In pochi sanno però che, nei primi anni del medioevo, nelle zone di Tignale e dell’Alto Garda in generale, erano presenti molti insediamenti di natura eremitica.
La poca conoscenza di questi luoghi è data soprattutto dalla loro posizione isolata e difficile da raggiungere per i più.
San Giorgio in Varolo
Uno degli esempi più documentati e meglio conservati è San Giorgio in Varolo nel Comune di Tignale.
Esso si trova scavato nella roccia della falesia sotto un vecchio tratto della Gardesana Occidentale, vicino al Porto di Tignale.
L’unica maniera per raggiungerlo è via lago non essendoci metodi sicuri e versatili per giungerci via terra.
Nel 1582 Silvano Cattaneo descriveva in uno dei suoi testi la chiesetta in riva al lago, ma le sue prime notizie ci pervengono già dal 1200 ca. nel periodo in cui San Francesco d’Assisi partendo da Verona si recò sul Garda Bresciano.
Infatti il romitorio era, secondo una lettera del 1750, un insediamento di frati francescano che qui avevano trovato un luogo adatto.
Queste sono però fonti scarne, derivate da qualche allusione delle lettere del convento francescano di Gargnano.
Le notizie del romitorio s’interrompono quando i veneziani chiudono il convento di Gargnano, a questo punto San Giorgio passa alla Parrocchia di Tignale la quale, almeno alle fonti pervenute, non si occupa dell’insediamento che viene probabilmente abbandonato.
Se si riesce a raggiungerlo. È possibile osservare i resti delle murature che una volta componevano la piccola chiesetta, e le varie celle dove gli eremiti vivevano.
La struttura era composta da malta e pietre provenienti dalla falesia, con traversi il legno di cui ci pervengono i segni nei muri.
Si possono trovare anche degli affreschi rovinati però dalle intemperie e dai vandali.
San Erculiano, Campione.
Secondo la tradizione locale Il Santo (vescovo di Brescia) nel VI secolo si ritirò con il suo discepolo a condurre vita eremitica sul Garda, più precisamente a Tremosine.
La presenza di quest’insediamento si inserisce nel contesto della presenza di due chiese a Campione (bolla del 1185 di Papa Urbano III) che venne diviso in due: la parte Sud a Tignale, quella Nord al Monastero di Leno.
Le grotte si trovano A 30 m sul livello del lago, una chiamata “del discepolo” L’altra “San Erculiano”, esse ci riportano poche tracce, poiché, sono state rovinate dalla costruzione della strada Gardesana.
I “Covoli” di San Michele.
Risalendo da Campione la Valle di San Michele si possono osservare tre grotte note tra i locali come “delle Streghe” o “del Madalenù”.
Sono le più ardue da raggiungere e si trovano in fondo ad una forra di 150 m, la più grande veniva forse raggiunta con corde e scale di legno mobili, ora si deve avere a disposizione un equipaggiamento da cordata e una discreta esperienza.
Fonti: Insediamenti eremitici a Tignale di Gian Pietro Brogiolo e Monica Ibsen